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Santuario della Quercia
Prendendo la S.S. 204 Ortana da Viterbo si percorre un ampio e diritto viale alberato e dopo circa due chilometri si giunge al centro abitato di La Quercia dove è situata l'importante basilica rinascimentale: il Santuario di S. Maria della Quercia.
Si racconta che nei primi anni del '400 un pittore, su commissione, dipinse un' immagine della Madonna sopra una tegola e la pose tra i rami di una quercia; rapidamente si iniziò ad attribuire il compimento di aluni miracoli all' immagine sacra, come la cessazione di una pestilenza che affliggeva Viterbo nel 1467, facendo diventare, ben presto, il dipinto oggetto di venerazione.
Così, tra il 1470 e il 1525, intorno alla tegola e l' albero, sorse il Santuario della Madonna della Quercia, uno dei più bei monumenti rinascimentali del viterbese.
Un'ampia gradinata conduce al sagrato dove si ergono due colonne e due pilastri. La facciata, risalente al 1509, è stata realizzata in bugnato smussato da Carlo di Mariotto e Domenico di Jacopo da Fiorenzuola; in essa si aprono tre portali finemente ornati e sovrastati da lunette in terracotta vetriata di Andrea Della Robbia. Il fronte è coronato da un timpano su cui sono scolpiti un possente albero di quercia e due leoni opposti.
Sulla destra dell'edificio torreggia il maestoso campanile a tre ordini decorato da nicchie, forse opera dell'architetto Ambrogio da Milano. L'interno a tre navate, diviso da colonne, è in purissimo stile rinascimentale e presenta un pregevole soffitto a lacunari dorati che mostra al centro lo stemma pontificio di Paolo III Farnese: la tradizione vuole che la sua doratura sia stata effettuata utilizzando l'oro che Cristoforo Colombo portò in Europa dal nuovo continente.
Sull'altare maggiore vi è un imponente tabernacolo in marmo bianco, eretto nel 1490 da Andrea Bregno, che custodisce ancora la tegola con l'immagine della Vergine con Bambino e parte del tronco di quercia su cui era posta.
Dietro l'altare maggiore, nella zona absidale, si trova un notevole coro ligneo completamente intarsiato e un monumentale leggìo, sempre in legno, attribuito a Feliziano da Viterbo. Tele e affreschi cinquecenteschi adornano le cappelle e le parti presbiteriali della chiesa.
Interessanti sono anche i due chiostri annessi alla chiesa: il primo, eretto in forme gotiche nel 1487 da Daniele da Viterbo, comprende una grande cisterna centrale di Domenico da Settignano; il secondo, settecentesco, è invece all'interno del Seminario.
Nella sagrestia della chiesa sono conservati pregevoli corali miniati cinquecenteschi ed una raccolta di ex voto del secolo successivo.